04/12/2014

Quelle ostie incorrotte che sono in Siena

 

 

Il 14 agosto del 1730, nella chiesa di San Francesco, a Siena, avviene un furto sacrilego: vengono rubate 351 ostie consacrate. Appena i frati se ne accorgono la voce corre veloce per le vie della città provocando smarrimento in tutta la popolazione. Si prega in tutta Siena e si accompagnano la preghiere con un gesto di contrizione che per la città toscana è clamoroso: viene sospeso il Palio dell’Assunta, così caro al cuore dei senesi.
 
Invano cittadini e autorità cercano ladri e refurtiva, finché il 17 agosto le particole vengono rinvenute, casualmente, nel santuario di Santa Maria in Provenzano. Qualcuno le ha infilate dentro una cassetta delle elemosine piena di polvere e ragnatele. Nessun dubbio, sono proprio quelle trafugate, probabilmente lasciate lì da ladri spaventati dal clamore suscitato dal loro gesto. Una solenne processione riparatrice indetta dalle autorità religiose le accompagna nuovamente alla chiesa di San Francesco.
 
Le ostie però non vengono distribuite ai fedeli, forse per ragioni igieniche o per altro. Comunque la brutta storia si è risolta bene e tutto sembra tornato al suo posto. Ma in genere il Signore si diverte a dare di più quel che gli si chiede e a usare anche di avvenimenti infausti per manifestare le sue meraviglie. Le particole vengono custodite nella chiesa e non se ne parla più finché, una cinquantina di anni dopo, l’attenzione torna prepotentemente su quelle ostie consacrate perché qualcuno si accorge che sta accadendo qualcosa di strano: nonostante tutto il tempo passato si sono mantenute intatte. A volere una prima approfondita ricognizione del fenomeno e a rendere pubblico il sorprendente risultato è padre Giovanni Carlo Vipera, ministro generale dei frati minori (ai quali è affidata la cura della chiesa di San Francesco).
 
Da allora quelle ostie divengono oggetto di attenzione e venerazione particolare e, da allora, sono rimaste così: nessun segno di deterioramento, nessuna alterazione. Una constatazione visiva che è stata comprovata da diverse verifiche più o meno scientifiche (realizzate con gli strumenti e le tecnologie del tempo) che si sono succedute negli anni: quattordici in tutto. Una incorruttibilità che ha attraversato indenne anche le manipolazioni e le sollecitazioni causate da queste ricognizioni. Un miracolo, appunto.
 
Nel 1789 l’arcivescovo Tiberio Borghese dispone anche una prova di segno opposto: fa chiudere in una scatola sigillata 10 ostie non consacrate le quali, all’esame conclusivo che si svolge una decina di anni dopo, risultano invece corrotte, con tanto di vermi e putredine.
 
Papa san Pio X, nel 1914, fa effettuare un’ulteriore verifica, affidata a un’apposita commissione scientifica composta da autorevoli studiosi. Così nel verbale redatto a conclusione dell’analisi: «Le Sante Particole di Siena sono un classico esempio della perfetta conservazione di particole di pane azzimo consacrate nell’anno 1730, e costituiscono un fenomeno singolare, palpitante di attualità che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. È un fatto unico consacrato negli annali della scienza».
 
L’ultima analisi è stata effettuata proprio quest’anno, in occasione dell’Anno eucaristico indetto nella città toscana a cent’anni dalla ricognizione voluta da papa Sarto. Gli esami sono stati realizzati sotto la supervisione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), come si specifica sul sito della Diocesi, e hanno comportato: «L’ispezione della superficie delle ostie con microscopio digitale portatile, rilevazione della presenza del nucleotide ATP (adenosin-trifosfato) mediante misura con bioluminometro, test colturale, fotogrammetria a distanza ravvicinata per la ricostruzione del modello 3D delle ostie a fini documentativi».
  
Insomma, una congerie di analisi scientifiche effettuate con tecnologie moderne quanto sofisticate. La conclusione è invariata: le analisi hanno confermato l’assenza di una qualsiasi contaminazione delle ostie consacrate e il loro ottimo stato di conservazione. Inoltre, «il test colturale non ha messo in evidenza nessuna crescita microbica né dopo 7 giorni dal campionamento, né dopo 14». Così che anche la coltura a latere ha dato indicazioni univoche quanto inspiegabili: nemmeno un infinitesimo frammento delle sante ostie ha conosciuto la corruzione («né lascerai che il tuo santo veda la corruzione», recita il salmo).
 
Parte di quelle ostie, 223 in tutto, sono ancora offerte all’adorazione dei fedeli nella chiesa di San Francesco (le rimanenti sono state usate in passato per comunicare alcuni fedeli e verificarne così l’integrità).
 
«Il pane degli angeli si fa pane degli uomini, – recita il Sacris solemnis, preghiera composta da san Tommaso D’Aquino per il Corpus Domini, parte della quale è stata usata per comporre il Panis Angelicus – il pane del cielo pone fine ai simboli. O cosa meravigliosa: si nutre del Signore un povero, servo e umile». Non un simbolo, ma vera carne. La carne del Signore che ogni giorno si offre ai Suoi in tutta la sua gloria e divinità, alla chiesa di San Francesco a Siena come nell’ultima parrocchia di questo mondo.

 

FONTE - PICCOLE NOTE

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