13/03/2015

13/03/2015
L’antitotalitarismo di Pio XI

Pio XI
Pio XI


L’enciclica del 14 marzo 1937 Mit Brenneder Sorge, severa condanna del nazionalsocialismo, fu scritta in tedesco. Venne stampata e distribuita clandestinamente in Germania


ALESSANDRO NOTARNICOLA
ROMA


 
Il pontificato di Achille Ratti, Pio XI, (1922 – 1939), è inscindibile dal problema principale che lo caratterizzò nella sua seconda parte: il rapporto fra la Chiesa e il neonato regime nazista. Le maglie della storia testimoniano con limpidezza e immutata criticità l'impegno con cui Papa Ratti cercò negli anni del suo ministero petrino di cogliere qualsiasi opportunità per tessere con una storica nonché avveduta capacità relazioni diplomatiche con tutti gli Stati, introducendo – dopo la fine dello Stato Pontificio - anche lo Stato Città del Vaticano (nato formalmente nel 1929 con i Patti Lateranensi) nella partita che coinvolgeva dai primi anni del XX secolo tutte le parti in gioco dello scacchiere.
 
 
La politica dell’ultimo Papa Re consisteva nel piazzare di nuovo le roccaforti cattoliche in scuole e partiti che andassero a consolidare il "neo-temporalismo" della Santa Sede nel mondo. In quegli anni la Santa Sede si muoveva strategicamente nello scacchiere internazionale privilegiando la firma di Concordati a difesa e protezione delle chiese locali: con la Lettonia nel 1922, con Romania e Lituania nel 1927, con l'Italia (normalizzò i rapporti con lo Stato italiano grazie ai Patti Lateranensi (Trattato e Concordato) dell'11 febbraio 1929, che ponevano fine alla cosiddetta "Questione Romana" e facevano tornare regolari i rapporti fra l’allora Regno d’Italia e la Santa Sede), con la Germania e l'Austria nel 1933, con la Iugoslavia nel 1937 e la Polonia nel 1939.
 
 
Papa Pio XI è stato certamente un grande pontefice all'interno della intricata cornice politica degli anni che hanno preceduto il secondo conflitto mondiale, la sua opera di intermediario e di arbiter super partes è stata significativa nel panorama dei regimi totalitaristici con i quali dapprima ha cercato una via di dialogo e di incontro, ma che in seguito ha condannato con fermezza.
 
 
Ed ecco nel 1931 la Lettera enciclica in italiano Non abbiamo bisogno contro la dottrina e la prassi fascista in difesa della sua Azione Cattolica, minacciata dalle organizzazioni ispirate all'ideologia fascista, e nel 1937 l'enciclica in tedesco (conosceva molto bene la lingua germanica assieme al polacco per il suo passato di Nunzio apostolico) Mit Brenneder Sorge, con la quale partendo da una protesta contro i danni alle persone e ai beni ecclesiastici tedeschi, il pontefice condannava la situazione di violazione dei patti, (1933) che in realtà si era venuta a creare già da due o tre anni in Germania.
 
 
L'enciclica, che resta una delle più severe condanne di un regime nazionalista che il Vaticano avesse pronunciato, era nata in seguito a una esplicita richiesta rivolta al Santo Padre dai vescovi tedeschi riunitisi nella conferenza pangermanica di Fulda del 19 agosto 1936. Pio XI accolse subito l'invito dei prelati e chiese al cardinale arcivescovo di Monaco, Mons. Faulhaber, di approntare una prima bozza, rielaborata poi dal Segretario di Stato cardinale Eugenio Pacelli, poi diventato Pio XII.
 
 
La Mit Brennender Sorge (14 marzo 1937) fu stampata in Germania clandestinamente (in quell’epoca si ritenne infatti che far pervenire in Germania dal Vaticano le copie già stampate poteva essere molto pericoloso), per essere in seguito distribuita ai vescovi ed ai parroci che l'avrebbero trasmessa da tutti i pulpiti delle 11.500 chiese cattoliche della Germania nei giorni seguenti la distribuzione. Le cronache riferiscono inoltre che alcuni parroci, per timore che venisse scoperta dal regime prima di poterla leggere, la nascosero addirittura nel tabernacolo, laddove le SS non avrebbero certamente controllato.
 
 
Come previsto il documento non passò inosservato alle autorità tedesche e Hitler rimasto sorpreso dall'azione clandestina e sovversiva che era stata portata a termine nel territorio del Reich proprio per volontà del Vescovo di Roma, definì il testo papale, che porta la data del 14 marzo, un tentativo criminoso su scala mondiale contro lo stato nazionalsocialista e il popolo tedesco. Ebbero così inizio una serie di repressioni e violenze che coinvolsero tutta la Chiesa tedesca.
 
 
L'enciclica nella prima parte assume i toni di un documento storico: in essa si ripercorre il momento storico del Concordato firmato con la Germania dell'estate del 1933 e poi si argomenta sulla situazione della Chiesa cattolica tedesca e dei suoi membri nella Germania nazista. Il documento deplora le violazioni del Concordato del 1933 e condanna la dottrina nazionalsocialista come fondamentalmente anticristiana e pagana: «Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente - si legge nel documento - ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio. [...] Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. [...]Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanesimo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale, rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza; un simile uomo non può pretendere di essere annoverato fra i veri credenti. »
 
 
L'enciclica condanna in chiari termini il culto della razza e dello stato, definendoli perversioni idolatriche e dichiarando "folle" il tentativo di imprigionare Dio nei limiti di un solo popolo e nella ristrettezza etnica di una sola razza, in altri termini denuncia apertamente e senza remore la politica del Reich, anche se i toni sono piuttosto generici per evitare eventuali ritorsioni e inasprimenti.
 
 
«Se la razza o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell’ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; chi peraltro li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l’ordine, da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme. [...] Solamente spiriti superficiali possono cadere nell’errore di parlare di un Dio nazionale, di una religione nazionale, e intraprendere il folle tentativo di imprigionare nei limiti di un solo popolo, nella ristrettezza etnica di una sola razza, Dio, Creatore del mondo, re e legislatore dei popoli, davanti alla cui grandezza le nazioni sono piccole come gocce in un catino d’acqua».
 
 
Nella seconda ed ultima parte si condanna la linea politica del nazionalsocialismo, le sue tendenze panteiste, la divinizzazione della razza, del popolo, del capo dello Stato, l'ostilità verso l'Antico Testamento e gli ebrei, il rifiuto di una morale oggettiva universale e del diritto naturale. E infine conclude incoraggiando i vescovi e i rappresentanti della Chiesa cattolica tedesca: “E perciò non Ci stancheremo neanche nell’avvenire di rinfacciare francamente alle autorità responsabili l’illegalità delle misure violente prese finora, e il dovere di permettere la libera manifestazione della volontà. Intanto non vi dimenticate di ciò: nessuna potestà terrena può sciogliervi dal vincolo di responsabilità voluto da Dio, che unisce voi con i vostri figli. Nessuno di quelli che oggi opprimono il vostro diritto all’educazione e pretendono sostituirsi a voi nei vostri doveri di educatori, potrà rispondere per voi al Giudice eterno, quando egli vi rivolgerà la domanda: « dove sono coloro che io vi ho dati? » possa ciascuno di voi essere in grado di rispondere: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dati". Purtroppo le cose precipitarono e la persecuzione rincrudì proprio in seguito all'enciclica. Delle 55 Note di protesta inviate dal Vaticano a Berlino dal 1933 al 1939 nemmeno 12 trovarono degni riscontri.
 
 
Esattamente un anno più tardi, nel 1938, su richiesta di Papa Pio XI, tre Gesuiti prepararono la bozza di una seconda enciclica, la Humani Generis Unitas, che il papa progettava di pubblicare per condannare il nazismo in quanto contrario alla fede cristiana. Per deplorare il razzismo, il documento preparatorio traeva argomenti a partire dalla umanità comune di tutti i popoli creati a immagine di Dio.  Pio XI morì la notte del 10 febbraio 1939, non molto tempo dopo che la bozza era stata sottoposta alla sua attenzione e il progetto venne abbandonato. Il 2 marzo saliva al Soglio pontificio il Segretario di Stato Eugenio Pacelli con il nome di Pio XII. Preso eternamente dal timore di arrecare più danno di quanto già non esistesse alla vigilia dello scoppio del conflitto, rifiuterà la linea di condanna del suo predecessore come pure la neutralità di Benedetto XV, optando per una politica riservata e diplomatica che non irritasse il Reich.
 
 
Il 3 marzo 1939, il giorno dopo la sua elezione, in un radiomessaggio al mondo il Defensor Urbis esortò le nazioni alla pace; il 12 marzo venne incoronato nella Basilica di San Pietro e tre giorni dopo i Tedeschi entrarono a Praga. E' l'inizio della lunga notte nazista.
Per buona parte della storiografia tante delle risposte non ancora ricevute sul “pontificato della discrezione e del prudente tacere” sarebbero da ricercare nella rete ancestrale del magistero del Papa delle missioni, Papa Ratti, di cui Pacelli è stato certamente una mirata figura preponderante e determinante per la diplomazia vaticana e i rapporti con gli altri Stati.

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