18/08/2015

Il Moretto, l’Assunta

 

La vi­cen­da di que­sta ta­vo­la è una delle tante vi­cen­de che a inizi ‘800 por­ta­ro­no al sac­cheg­gio del pa­tri­mo­nio delle chie­se per co­sti­tui­re i nuovi tem­pli della cul­tu­ra, i musei. Fu Na­po­leo­ne il gran­de ar­te­fi­ce di que­sta gi­gan­te­sca ope­ra­zio­ne. Il Lou­vre in Fran­cia e la Pi­na­co­te­ca di Brera in Ita­lia fu­ro­no i mag­gio­ri be­ne­fi­cia­ri di que­sto “tra­slo­co” for­za­to di opere.

A volte ac­cad­de che fosse messo in atto un vero re­go­la­men­to spar­ti­to­rio. Come nel caso del gran­de po­lit­ti­co che dal 1530 co­sti­tui­va il te­so­ro della Ba­si­li­ca di Santa Maria degli An­ge­li di Gar­do­ne Val­trom­pia, in pro­vin­cia di Bre­scia. È opera di uno dei gran­di ar­ti­sti bre­scia­ni del 1500, Ales­san­dro Bon­vi­ci­no, molto più noto come il Mo­ret­to. Nel 1805 i sol­da­ti na­po­leo­ni­ci smon­ta­ro­no il po­lit­ti­co che aveva al cen­tro in alto un’im­ma­gi­ne dell’As­sun­ta, cir­con­da­ta da cin­que pan­nel­li con fi­gu­re di santi. Oggi quat­tro di que­ste ta­vo­le sono a Brera men­tre due sono state por­ta­te a Pa­ri­gi. A Gar­do­ne è ri­ma­sta solo la cor­ni­ce, riem­pi­ta oggi con le im­ma­gi­ne fo­to­gra­fi­che delle opere sot­trat­te.

Il pan­nel­lo del­l’As­sun­ta, che ov­via­men­te rap­pre­sen­ta il cuore del Po­lit­ti­co, è cu­sto­di­to a Brera. È una com­po­si­zio­ne molto sem­pli­ce, tutta in ver­ti­ca­le, dove la Ma­don­na ap­pa­re a fi­gu­ra in­te­ra, sor­ret­ta da quat­tro an­gio­let­ti. La fi­gu­ra di San Fran­ce­sco (che ori­gi­na­ria­men­te nel po­lit­ti­co oc­cu­pa­va la po­si­zio­ne cen­tra­le pro­prio sotto l’As­sun­ta) ci ri­cor­da che erano stati i fran­ce­sca­ni i primi “pro­pa­gan­di­sti” dell’Im­ma­co­la­ta con­ce­zio­ne e quin­di dell’As­sun­zio­ne di Maria. Lo erano anche in quan­to in­ter­pre­ti di quel sen­sus fidei così ra­di­ca­to nel sem­pli­ce po­po­lo cri­stia­no.

Mo­ret­to sem­bra tro­var­si be­nis­si­mo nel dare te­sti­mo­nian­za di que­sto sen­sus fidei. Non gli ac­ca­de, come suc­ce­de­rà a molti suoi col­le­ghi, di dover schiac­cia­re sul pe­da­le del­l’en­fa­si per rac­con­ta­re in im­ma­gi­ni la sa­li­ta al cielo di Maria con il suo corpo. Lui resta ter­ra-ter­ra. La sua Ma­don­na non spic­ca nes­sun balzo, non si leva in volo. La tro­via­mo in cielo con la stes­sa sem­pli­ci­tà con cui stava sulla terra. Con la stes­sa af­fet­tuo­sa fi­si­ci­tà. È una Maria che non vuole gio­ca­re la parte della pro­ta­go­ni­sta, che ac­cet­ta di stare al cen­tro sa­pen­do che il vero cen­tro è Colui al quale getta, anche in que­sto mo­men­to di glo­ria, quel­lo sguar­do in­di­men­ti­ca­bi­le, pieno di te­ne­rez­za.

È una Ma­don­na senza ef­fet­ti spe­cia­li que­sta di Mo­ret­to. Con­cre­ta, vera, dolce. Che sta vi­ci­na al Fi­glio come pure sta vi­ci­na a chiun­que le ri­vol­ga (in­nal­zi) lo sguar­do. Non è una Ma­don­na ormai in un altro mondo, è una Ma­don­na “per” que­sto mondo. Un qua­dro di paese? Forse. Ma Mo­ret­to e i gran­di lom­bar­di in­se­gna­no che a volte in pe­ri­fe­ria c’era più senso della vita e della real­tà che non al cen­tro. E non è un caso che Mo­ret­to sia stato uno degli ar­ti­sti sui quali nutrì il pro­prio sguar­do Ca­ra­vag­gio.

 

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