L'odore del pastore

26/10/2015

Per leggere il tempo che sta vivendo la Chiesa non bastano gli attrezzi di mestiere della politica ecclesiastica. Riflessioni sui “complotti” da fiction e sulle ideologie metafisico-religiose che atrofizzano la fede

Gianni Valente
Roma

Per leggere il tempo che sta vivendo la Chiesa non bastano gli attrezzi di mestiere della politica ecclesiastica. Ciò che succede non si spiega col frasario collaudato e ormai consunto delle polemichette clericali, delle contrapposizioni tra cordate in tonaca o degli intrighi in porpora. Nel tempo presente della Chiesa c’è certo tutto questo, come sempre. Ma c’è anche qualcosa di più determinante, qualcosa che viene prima.

In certe parole e in certe operazioni di reti e apparati clerical-mediatici – interconnessi e ben foraggiati – si avverte un odio religioso contro l’attuale Successore di Pietro che non rientra nel novero delle sempre possibili obiezioni, delle critiche o persino delle accuse che si possono sempre rivolgere a un Papa che «non piace». In certe reazioni che si scatenano davanti al cammino che Papa Francesco suggerisce col suo magistero, l’unica analogia che rende ragione del tempo presente è quella con lo «svelarsi dei cuori» di cui sono disseminati i racconti evangelici. Quando le «anime belle e fatte» degli uomini religiosi che non sopportavano Gesù arruolavano nel proprio disprezzo anche la Legge di Dio, per addomesticare o strozzare la vertiginosa promessa e l’attrattiva umana del Nazareno rivolta ai prediletti, cioè ai poveri. «Per tanti motivi» ha detto il Papa qualche giorno fa, predicando nella messa mattutina di Santa Marta «cercavano di allontanare l’autorità di Gesù dal popolo anche con la calunnia… “Lui scaccia di demoni per mezzo di Belzebù. Lui è un indemoniato. Lui fa delle magie, è uno stregone”. E continuamente lo mettevano alla prova, gli mettevano davanti un tranello, per vedere se cadeva».

Le «brigate anti-Bergoglio», in servizio permanente, non sembrano ormai più in grado nemmeno di riconoscere l’accento della fede degli apostoli che vibra nei gesti e nelle parole dell’attuale Successore di Pietro. Gli danno addosso per riflesso condizionato, percependolo come un corpo estraneo alle loro armature ideologiche. A volte, tentando anche di strumentalizzare in maniera infame e a tratti perversa la memoria – sempre cara al Popolo di Dio – di quelli che sono stati vescovi di Roma prima di Papa Francesco.

Così, l’odio religioso verso il Papa che tracima da singoli e circoli mediatico-clericali rivela un risvolto rimosso ma eloquente, anche dal punto di vista della storia della Chiesa: negli ultimi lustri, l’estraneità radicale all’esperienza cristiana e alle sue dinamiche più elementari è dilagata e ha trionfato nel cuore stesso di ampi settori ecclesiali, proprio travestendosi da ideologia religiosa,  infiorata di parole e formule cristiane. Quella che Rémi Brague definirebbe ideologia «cristianista» ha atrofizzato in alcuni settori del cattolicesimo che si auto-propongono come ultra-ortodossi il più minimale e germinale sensus fidei. Ha relegato la tenerezza e la misericordia di Cristo nel cono d’ombra del «consumo di religiosità privata», perché in pubblico c’erano da fare le «guerre culturali». Il sintomo più eloquente di questa desertificazione è proprio l’ostinata avversione a riconoscere almeno l’ordito evangelico del pontificato di Papa Francesco. Una secolarizzazione intima, più devastante di tutte quelle favorite dai condizionamenti culturali  di matrice mondana (relativismo e nichilismo compresi).

I connotati escatologici della partita in atto la rendono imparagonabile alle patetiche beghe di Palazzo del gossip vaticano. Per questo, anche il complottismo un tanto al chilo, con le liste dei «destri» e dei «sinistri» esploso nelle interpretazioni degli eventi anomali che hanno scandito il Sinodo di ottobre – dall’outing del prete gay dell’ex sant’Uffizio alla fiction sul tumore cerebrale del Papa – rischia di alimentare le cortine fumogene che offuscano lo sguardo e fanno perdere i contorni reali di ciò che è in gioco. La mossa più scontata  per provare a coprire il fremito evangelico che segna questo tempo della Chiesa è quella di tirar fuori i vecchi plastici usati per Vatileaks, o di rimandare in onda il solito videogame di una compagine ecclesiale dove tutto si muove per giochi di palazzo e rapporti di forza tra posizioni e blocchi precostituiti su base politica. Chi applica alla situazione presente il vocabolario politico dei grandi scontri e intrighi di potere è oggettivamente funzionale a tenere in piedi il teatrino. Compresi i complottisti in serie, quelli che per compiacere il mainstream mediatico non distinguono l’odio antievangelico e manipolatore dalle critiche legittime o dalle eventuali ostilità suscitate da Papa Francesco nei blocchi di potere mondano.

La sorgente evangelica che nutre il pontificato di Papa Francesco potrà col tempo sgorgare con ancor più baldanza se altri pastori, ognuno con la sua sensibilità e la sua storia, contribuiranno senza piaggierie e pappagallismi «bergoglisti» a far percepire diffusamente il respiro di una Chiesa senza specchi, che non guarda se stessa, che non si curva sulle sue magagne, ma è tutta presa a correr dietro al suo Signore. Così, forse, col tempo potranno anche allentarsi le attenzioni spasmodiche e le adulterate polarizzazioni alimentate intorno alla figura e ai gesti dell’attuale Vescovo di Roma (perché l’eccesso di attenzione concentrato solo sul Papa, isolato dalla Chiesa, alla lunga finisce sempre per generare distorsioni patologiche). Così il popolo di Dio, il «santo popolo di Dio» – pastori e fedeli – potrà camminare con meno zavorre sulla via avvincente della «conversione pastorale» suggerita dall’attuale Successore di Pietro, guidato dal suo infallibile sensus fidei. Quell’istinto della fede per cui lo stesso Popolo di Dio ha da subito riconosciuto dall’odore il pastore «preso quasi alla fine del mondo», perché è lo stesso odore di Cristo.

 

Albo dell'Istituto
<settembre 2019>
lumamegivesado
2627282930311
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30123456
 
 

- ISTITUTO SAN GABRIELE -
Via Cassia, km 16 (Loc. La Storta) - 00123 Roma (RM)
Tel. 06.302831 - Fax 06.30283850
powered by DOMUSMEDIA © | All rights reserved