04/12/2015

 

 

Stranieri e rifugiati nel presepe

Cari amici, torno a farmi sentire dopo un mese di assenza, densissimo di impegni e culminato con il viaggio in Africa del Papa. In questi ultimi giorni, il presepe e altri simboli del Natale sono al centro del dibattito politico, a motivo di qualche curiosa iniziativa in alcune scuole da parte di chi pensa che rispettare le altre fedi significhi rinunciare alle proprie tradizioni. È stato ben spiegato che ai musulmani, ad esempio, il presepe non dà alcun fastidio, anzi: essi venerano la nascita di Gesù. Il fatto di vederci arrendevoli rispetto a queste tradizioni contribuisce piuttosto ad accrescere il giudizio negativo da parte degli immigrati islamici.

 

Ma non è della polemica che volevo parlare, quanto piuttosto dei pensieri che mi ha suscitato la fotografia che ritrae un noto politico italiano con un presepe in mano, mentre partecipa a una manifestazione di protesta davanti a una scuola.

Ci sono alcuni aspetti che forse varrebbe la pena non dimenticare.

1) Le persone rappresentate nel presepe erano lontane dal loro paese di residenza, avevano avuto difficoltà a trovare un luogo adeguato dove sistemarsi e si erano alla fine accomodati in una stalla. Dunque erano temporaneamente dei senza tetto.

2) Tra i personaggi principali di quella rappresentazione ci sono i pastori, cioè l’equivalente all’epoca, degli «irregolari» di oggi: persone che vivano ai margini della società, erano tenuti alla larga, si pensava vivessero anche di furti. Insomma, l’esatto opposto degli integrati, delle persone perbene, dei notabili.

3) Nel presepe sono integrate, appartenendovi a pieno titolo, le figure di alcuni «stranieri», i magi.

4) I protagonisti della scena, Giuseppe, Maria e il bambino Gesù, si trasformano in emigrati e rifugiati: per scampare alla ferocia del re Erode, scappano in Egitto.

Ecco, mi è venuto da pensare: ma chi propugna la chiusura delle frontiere e propone di rispedire a casa i clandestini lo sa che se le regole che lui sognate fossero state in vigore duemila anni fa, il piccolo rifugiato Gesù sarebbe stato ucciso da Erode dopo aver trovato sbarrate le frontiere dell’Egitto?

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