23/08/2016

Le radici di Luciani e quel “si è sempre fatto così”

Viene inaugurato il 26 agosto il nuovo museo dedicato a Giovanni Paolo I a Canale d’Agordo: non solo ricordi e cimeli, ma un affascinante percorso che aiuta a comprendere il «Papa del sorriso» nel suo contesto

Albino Luciani

 

di andrea tornielli

Il processo di beatificazione e canonizzazione di Giovanni Paolo I procede: il nuovo postulatore, il cardinale Beniamino Stella, continua a ricevere segnalazioni di grazie e sta valutando una guarigione inspiegabile avvenuta in America Latina, attribuita all’intercessione di Papa Luciani. Ma il trentottesimo anniversario dell’elezione del Pontefice veneto sarà ricordato per l’apertura al pubblico del nuovo museo di Canale d’Agordo, che viene inaugurato il 26 agosto dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano. 

Fino all’anno scorso ricordi, cimeli, lettere e pubblicazioni di Giovanni Paolo I erano raccolti ed esposti in alcune sale della canonica parrocchiale. Ora grazie al paziente lavoro della Fondazione Papa Luciani, all’impegno del Comune di Canale d’Agordo, al sostegno della Regione Veneto e di altri enti e fondazioni, è stato realizzato un vero e proprio polo museale, in una casa accanto alla chiesa parrocchiale: realizzato con tutte le tecnologie più moderne, attraverso un percorso fatto di immagini, video, documenti e cimeli, il nuovo museo aiuta il visitatore a conoscere non soltanto il percorso umano e spirituale di Albino Luciani, ma anche il contesto nel quale questo è avvenuto. Una delle novità più significative del museo che sta per essere inaugurato - e che Vatican Insider ha visitato in anteprima - è infatti, accanto ai ricordi appartenuti al Pontefice, la descrizione dell’ambiente sociale ed ecclesiale nel quale il futuro Papa era inserito. Lungi dall’essere soltanto uno sperduto paese nella periferia montana, Canale d’Agordo è stato un ambiente culturalmente vivace ed effervescente.Una delle figure che più hanno segnato le vite degli abitanti del paese, e dunque anche quelle dei genitori di Albino, è don Antonio Della Lucia, divenuto arciprete di Canale e vicario foraneo nel 1860. In un contesto denso di problemi sociali, Della Lucia lancia e mette in pratica personalmente una serie di idee e proposte, tutte volte ad arginare il fenomeno emigratorio e a rifondare un’economia sociale in grado di procurare nuove risorse di sopravvivenza. È lui a fondare la prima latteria cooperativa, secondo un modello che sarà esportato in tutto il Regno d’Italia. In un pannello del nuovo museo uno dei curatori, Loris Serafini, ha riportato la frase tratta da una lettera di questo sacerdote impegnato e popolare: «Va certo che se un briciolino di tempo mi avanza, volentieri lo spendo, nel poco che valgo, a sbugiardare e distruggere quel “Sempre si è fatto così!”». Il pensiero corre subito al paragrafo 33 dell’esortazione «Evangelii gaudium», la road map del pontificato di Papa Francesco, che recita: «La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità».

Altrettanto interessante è la figura del parroco al tempo in cui Luciani era bambino e poi seminarista, don Filippo Carli, tra i primi parroci italiani ad acquistare, negli anni Venti, un proiettore grazie al quale faceva vedere cortometraggi di produzione francese con le scene della vita di Gesù, da utilizzare per il catechismo dei bambini. Insomma, il cattolicesimo veneto della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento era tutt’altro che ingessato e retrogrado. E aveva, invece, una spiccata vocazione all’impegno sociale. Impegno che Luciani erediterà nel DNA dal padre operaio socialista. Il magistero di Luciani vescovo di Vittorio Veneto, patriarca di Venezia e infine del Papa s’inseriscono in questo contesto. 

 

La messa celebrata dal cardinale Parolin e dal vescovo di Belluno nella chiesa parrocchiale di Canale e l’inaugurazione del museo saranno precedute, alle 18 del giorno precedente, il 25 agosto, dalla presentazione del numero speciale della rivista «Le Tre Venezie» interamente dedicato al Pontefice bellunese, intitolato «Giovanni Paolo I – Albino Luciani, un Papa attuale». Con Parolin intervengono Mauro Velati, storico e collaboratore della Positio di Giovanni Paolo I; Giampaolo Romanato, docente di Storia contemporanea all’Università di Padova; e Stefania Falasca, editorialista di «Avvenire» e vicepostulatrice della causa di canonizzazione. Saranno presenti, inoltre, il segretario generale del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Valente, e il sindaco di Canale d’Agordo, Rinaldo De Rocco. 

 

Nell’introduzione del volume il cardinale Parolin scrive di Luciani: «Il fatto che provenisse dal piccolo mondo del Veneto ai porporati del primo conclave del 1978 non sembrò un limite, ma un elemento importante. La nostra era una terra che da secoli aveva conosciuto il sacrificio del lavoro. Era allora terra provata da un’emigrazione, che oggi sembra esperienza dimenticata. Ai tempi in cui Luciani era un giovane prete, portava le ferite di due guerre mondiali che in modo particolare fecero provare stenti e lacerazioni sociali. Quel mondo rurale e operaio veneto fatto di fittavoli o di piccoli proprietari, di braccianti e artigiani, che conobbero l’esperienza del riscatto sociale, guidati dalla solidarietà del cooperativismo. Terra in cui i parroci erano prossimi alla gente, figure di riferimento non solo nell’ambito religioso, ma anche in quello sociale, secondo la sana dottrina sociale della Chiesa». 

 

«Una terra costellata di chiese e di edicole votive - continua il Segretario di Stato - ornate dalla devozione dei fedeli; terra di pellegrinaggi e rogazioni, di pratica religiosa assidua e di opere pie. Da questo background sociale e culturale, in cui la religione non è stata mai una sovrastruttura, ma un tessuto connettivo e d’integrazione, venne Albino Luciani. Comprendiamo pertanto la vivace fiammata che il suo pur breve pontificato suscitò nella Chiesa: egli aveva sposato “sorella povertà”, aveva fatto della semplicità evangelica il suo stigma. Proprio le vesti della povertà e della semplicità davano alla sua parola il senso della concretezza, della verità della cose; proprio queste conferirono alla sua figura, in una suggestiva coincidentia oppositorum, il volto della mitezza e quello della fermezza, della comprensione e del rigore, della misericordia e della sicurezza nella dottrina. L’antica indole veneta aveva insegnato a Luciani anche quel realismo e la fine vena di humor, che viene dalla gente umile che aveva conosciuto fin dall’infanzia e fino alle periferie industriali lagunari».

 

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